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Domenica in albis

Bene, è passato qualche giorno e quindi avete avuto il tempo per meditare su quello che è successo domenica scorsa.
Anche gli apostoli probabilmente lo hanno fatto, ma non con la nostra stessa serenità visto che se ne stavano chiusi in casa per timore dei Giudei. Ancora immersi nei loro dubbi, erano fermi allo stadio di evoluzione spirituale di quando il loro Maestro pregava nel podere dei Getsèmani, cioè stato confusionale.
Per fortuna Gesù ritorna, forte del Suo nuovo stato di potente entità spirituale spalleggiata da Dio, e capisce che deve aiutare i suoi amici a chiarirsi le idee.

Ora che le acque si sono calmate, non servono più fatti pubblici eclatanti, almeno per il momento. Basta mostrare i segni della passione sul Suo corpo per aprire le menti degli apostoli e di conseguenza, in questo nuovo stato di grazia, basta solo un Suo soffio per permettere allo Spirito Santo di poter operare in loro.
Ricordiamoci infatti che, a parte rari casi in cui Dio è intervenuto con la forza per imporre qualcosa, lo Spirito Santo non scende forzatamente su di noi solo nella Pentecoste. E’ un’energia che ci avvolge continuamente ma solo quando noi decidiamo di acquisirla inizia a fare il suo effetto.
E’ un pò come il sole d’estate: è presente, se non è offuscato dalle nuvole, ma sta a noi decidere quando abbronzarci.
Naturalmente le nuvole rappresentano gli ostacoli che si frappongono tra noi e il messaggio divino ma di questo e di altri aspetti inerenti lo Spirito Santo avremo modo di parlare più avanti.

A questo punto, rimane solo un problema: Tommaso. Gesù sa che non può farne a meno per portare avanti il progetto di Dio e quindi ritiene opportuno sgombrargli la mente da ogni possibile dubbio mostrandosi a lui per illuminarlo e dargli la forza di proseguire nella sua impegnativa missione.
C’è però una frase che mi ha sempre lasciato molto perplesso ed è questa: ”Gesù gli disse: « Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! »”
Quello che dice a Tommaso, che in quel momento ci rappresenta, è abbastanza inquietante. Noi siamo tra quelli che non hanno visto ma sono convinto che facciamo molta fatica a credere. Potremo quindi mai considerarci beati? Sembrerebbe proprio di no.

In realtà, non dobbiamo scoraggiarci perchè quello che bisogna considerare è il fattore tempo. Il fatto che le parole “non hanno visto” e “hanno creduto” siano in immediata sequenza, non vuol dire che per noi il passaggio debba essere istantaneo come sembra sia stato per gli apostoli. Anzi, se fosse così, sarebbe più una forma di fanatismo piuttosto che una nostra convinta evoluzione.
Bisogna considerare che i discepoli si sono convinti subito perché avevano fatto prima un’intensa esperienza di vita a fianco di Gesù e probabilmente questo servirebbe anche a noi per raggiungere lo stato di convinzione necessario per essere beati. Ovviamente non abbiamo un Maestro da seguire, ma abbiamo i Suoi insegnamenti.

Da un punto di vista generale, per imparare teorie sviluppate nei secoli scorsi non devo per forza avere davanti chi le ha elaborate. Mi basta acquisire l’informazione in maniera attendibile e vedere che è praticamente applicabile con i risultati enunciati. Il resto viene da se.

Eccolo qui il bandolo della matassa!

Una teoria (o una dottrina) per accettarla e condividerla, devo capirla, applicarla e vedere che funziona, quindi non critichiamo Tommaso perché ha voluto toccare con mano le ferite per credere. Noi saremmo stati molto più increduli perché avremmo voluto sicuramente anche un riscontro scientifico che dimostrasse che erano state effettivamente prodotte dalle lance dei soldati e non da qualche altro oggetto contundente che ne invaliderebbe l’autenticita !!
Al massimo, non prendiamolo come esempio perché l’esperienza che aveva fatto negli anni precedenti insieme al Maestro avrebbe dovuto essere sufficiente per chiarire i suoi dubbi senza bisogno di altre prove.

Per quanto ci riguarda, non deve giustificare la nostra poca fede il fatto di “non aver visto”. Pur non avendo noi il Maestro per eccellenza a disposizione come invece è stato per gli apostoli, abbiamo i suoi insegnamenti trascritti nel Vangelo (la teoria). Dobbiamo solo provare a metterli in pratica (cioè dobbiamo applicare questa teoria) e vedere se funziona (nessuno che abbia applicato seriamente gli insegnamenti del Vangelo è mai rimasto deluso, anzi…).
Se serve, facciamoci aiutare sempre dal nostro Angelo Custode. Sta aiutando me a redigere questi commenti, figuriamoci se non aiuta voi a comprendere cosa ha voluto dimostrare Gesù con la Sua esperienza terrena.
Non preoccupatevi. Non è che continuando a chiedergli aiuto il nostro Angelo si stanca, anzi, visto che volente o nolente deve stare vicino a noi per tutta la nostra vita, diamogli pure da fare così siamo certi che non si annoia e non si dimentica di noi.

Alla prossima domenica.

Franco

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