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I discepoli di Emmaus

Spesso noi poveri credenti veniamo richiamati dai nostri sacerdoti perché non abbiamo fede e non ci lasciamo convincere dai contenuti del Vangelo che dovrebbero spronarci invece a credere senza “se” e senza “ma” e, addirittura, a farci portatori del messaggio di Cristo nel mondo.
Cosa direbbero allora ai discepoli del brano di oggi che, pur reduci dall’esperienza “concreta” della morte e resurrezione che si era conclusa appena da qualche giorno, hanno dubbi così evidenti che Gesù deve riproporre una scena analoga all’ultima cena affinché possano credere?

Alla luce di questo fatto, direi che il messaggio che dovrebbe trasmetterci la Chiesa non dovrebbe essere solo di richiamo alla contemplazione dei misteri della Fede ma dovrebbe essere molto più concreto. Già la parola “speranza” che sento spesso troneggiare nelle omelie domenicali sarebbe fuori luogo: se c’è Fede, c’è solo certezza!
D’altra parte, anche noi abbiamo le nostre colpe e quella più grave è di essere troppo superficiali e aspettare che qualcosa o qualcuno ci illumini in modo da aprire la nostra mente al punto di capire da un momento all’altro cosa vuol dire avere Fede: queste repentine evoluzioni spirituali avvengono solo nei film per ovvi motivi di tempo!

Siccome l’obiettivo da raggiungere è la nostra conversione, se alcuni sacerdoti non possono aiutarci perchè sono troppo occupati a curare l’aspetto esteriore della propria chiesa, intesa come manufatto immobiliare, o peggio a soddisfare la propria vanità preferendo lauree e onori terreni, magari guadagnando anche uno stipendio che permetta loro di acquistarsi una bella auto, LASCIAMOLI PERDERE. Il fatto che indossino un abbigliamento talare non significa che siano idonei a compiere la loro missione di pastori di anime. Io ne conosco alcuni, non so voi.
In questo caso, è nostro dovere darci da fare personalmente per cercare in ogni luogo possibile quello che dobbiamo sapere per evolverci spiritualmente. Ricordiamoci sempre che la religione migliore è quella che ci avvicina di più a Dio.

Pensiamo anche che Gesù è stato il Maestro per eccellenza e beati quelli che hanno potuto godere dei suoi insegnamenti diretti, ma anche ai nostri giorni arrivano messaggi di entità subordinate alla volontà di Dio che ci dimostrano la concretezza della Sua presenza con avvenimenti che nulla hanno a che vedere con la fatalità.

Ma qualcuno dirà: “Il mondo è pieno di gente che, pubblicamente, sbandiera le proprie visioni e casi miracolosi. Addirittura ci sono trasmissioni con tanto di altri prelati e relative controparti atee che innescano disquisizioni patetiche su chi ha ragione e chi no. Come fare per non rimanere disorientati ?
Oltretutto ai nostri giorni i montaggi fotografici e video permettono di ottenere situazioni paradossali che ai nostri occhi sembrano vere. Cosa ci vorrebbe a simulare un miracolo?”

Semplice. Prendiamo come riferimento personaggi come San Francesco, San Filippo Neri o anche tanti altri su cui non mi dilungo.
I grandi divulgatori del messaggio di Gesù l’hanno sempre fatto con semplicità e quello che di miracoloso è loro successo, hanno sempre cercato di tenerlo nascosto. E non pensiamo neanche che solo chi abbraccia percorsi di fede particolarmente impegnativi in monasteri o seminari possa essere depositario delle competenze necessarie per divulgare il Vangelo. Dio ci parla attraverso chiunque sia disposto a farlo, quindi stiamo attenti a non discriminare chi nella semplicità ci lancia qualche messaggio. Potrebbe essere proprio lui quel viandante sconosciuto che, illuminato dalla luce di Cristo, ci sta accompangando nel nostro cammino di conversione.

Alla prossima settimana

Franco

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