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Il buon Pastore

Il Vangelo di questa domenica riprende il concetto di pastore di anime a cui avevo accennato la scorsa settimana. C’è un pastore, (Gesù), un gregge (che siamo noi) e un recinto (la chiesa intesa come contenitore aggregante dei credenti).
Di solito ci si sofferma sulla figura del pastore, dando per scontato che faccia bene il suo dovere, e del gregge, che spesso tende a svincolarsi. Difficilmente ho sentito affrontare il tema della chiesa come fattore aggregante, forse perché sarebbe imbarazzante parlarne da parte di chi, dall’alto del pulpito, preferisce scaricare le responsabilità della conversione su noi stessi che, testardi e bigotti, non vogliamo saperne di seguire la voce del nostro pastore.

Potrebbe essere che non lo ascoltiamo perché

  1. ci ha fatto perdere la fiducia che avevamo in lui
  2. ci parla in maniera troppo dispersiva o complicata e la nostra mente non riesce a seguirlo fino in fondo
  3. fisicamente non c’è o non ha tempo da dedicarci.

Proviamo a ragionare partendo dalla fine e vediamo se riusciamo a chiarirci le idee.

I luoghi di culto come le chiese, intesi come strutture architettoniche, sono sempre stati considerati fondamentali per permettere ai fedeli, appartenenti al medesimo credo, di ritrovarsi per manifestarlo.
E’ chiaro che tale luogo deve essere sempre aperto in modo che ognuno, secondo i suoi tempi, possa frequentarlo per trovare quel contatto divino fondamentale per la sua crescita spirituale.
Se questo ambiente diventa così prezioso di contenuti “materiali” tanto da dover essere chiuso per paura che qualche ladro se ne possa impadronire, la sua funzionalità è completamente compromessa: il gregge, non avendo dove ripararsi, si rifugia altrove e purtroppo di ambienti accoglienti ma ricchi di malefiche tentazioni ce ne sono tantissimi.

Sono spesso pervaso da un senso di tristezza e di rabbia quando vedo le porte di una parrocchia chiuse perché il pastore ha altro da fare. E’ come se Gesù (il pastore) chiudesse la porta del recinto lasciando fuori il suo gregge in balia degli eventi perché deve occuparsi di altro.
Allora forse sarebbe meglio avere una parrocchia strutturalmente più povera e quindi poco attraente per i ladri ma aperta per offrire un supporto spirituale e, magari, una parola di conforto con un sacerdote a chi ne ha bisogno, senza bisogno di prendere appuntamenti come quando dobbiamo effettuare una visita ambulatoriale.

Se vado in chiesa e non trovo un pastore di cui possa seguire la voce o, peggio, la trovo chiusa, il mio avvilimento è totale. Mi si dice: “ma il prete ha da fare, deve visitare i malati e gli anziani, deve organizzare gli incontri liturgici, deve trattare con il capo-cantiere per definire le attività edili di manutenzione, deve incontrarsi con la commissione economica per valutare e definire il bilancio parrocchiale e deve anche andare a scuola per donare a ragazzi, magari di altre parrocchie lontane, perle di saggezza spirituale che, naturalmente, si fa pagare con un adeguato stipendio.”
MA STIAMO SCHERZANDO? Pensate che Gesù intendesse questo quando parlava del pastore?
La responsabilità di questo atteggiamento, ormai entrato nella mentalità ecclesiastica comune, è enorme: Gesù dice “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
E’ come dicesse “se NON entrate in contatto con me avvalendovi dei mezzi che avete a disposizione, chiese e sacerdoti compresi, NON sarete salvati”.
Chissa se molti preti si rendono conto delle loro responsabilità alla luce di questo messaggio.

Gli altri punti sono molto più chiari e sono identificabili anche in situazioni quotidiane. Se impiego troppo tempo per esprimere un concetto (punto 2), magari contornandolo di frasi fatte e luoghi comuni che appagano la mia voglia di farmi notare, perderò l’attenzione di chi mi sta ascoltando. Se si tratta di vendere pentole, è probabile che, per sfinimento, qualcuno ne acquisterà qualche pezzo e così lo scopo sarà raggiunto. In tutti gli altri casi il messaggio cadrà nel vuoto e chi conosce questo pastore starà bene attento ad evitarlo in futuro per timore di ulteriori tediose elucubrazioni, proprio perché avremo perso la fiducia in lui (punto 1)

Il brano odierno si conclude con il richiamo all’umiltà. Le pecore, nella loro ignoranza, sanno perfettamente distinguere la voce del pastore e lo seguono non facendosi influenzare da chi vorrebbe farle deviare dal loro percorso.
Noi, invece, dotati di intelligenza, ci facciamo manipolare da chiunque abbia il carisma di farlo, ladri compresi.
Qualche domenica fa ci è stato trasmesso il messaggio del nato cieco, quindi facciamo come lui, apriamo gli occhi del cuore. E’ nostra irrinunciabile responsabilità ascoltare il nostro istinto per trovare chi Dio ci ha messo vicino per aiutarci nella nostra conversione spirituale. Nessuno lo può fare al posto nostro. Sappiate che probabilmente non troverete chi vi aspettate di trovare, ma quando l’avrete scoperto, avrete la chiave che vi serve per aprire la porta ed entrare nel recinto dove troverete il buon pascolo che sarà anche un valido rifugio contro i “ladri” che vorrebbero portarvi sulla loro strada fatta di materialità e superbia.
Ricordate che esiste il libero arbitrio, ma se non farete questa scelta, Dio non sarà disposto a darvi una seconda opportunità quando sarete al Suo cospetto.

Alla prossima settimana.

Franco

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