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5° Domenica di Pasqua

Con questa domenica inizia la resa dei conti per gli apostoli che, anche se ancora confusi, vengono spronati a reagire e a camminare con le proprie gambe.

In sintesi, alla richiesta di Tommaso e di Filippo di sapere cosa dovrebbero fare, Gesù risponde di seguire il Suo esempio e che ora spetta a loro organizzarsi per iniziare la propria missione. Dio Suo Padre saprà sostenerli come ha sostenuto Lui, perfino consentendo loro di fare miracoli, e quindi è ora di buttarsi nella mischia e di iniziare la loro missione terrena.
E’ un pò come lo studente che, ottenuto il titolo di studio, deve uscire dalla sua gabbia dorata per far fruttare gli sforzi di chi l’ha sostenuto fino a quel momento.

Ora, se vogliamo trovare un messaggio attuale a questo Vangelo senza incappare nei soliti luoghi comuni, partiamo proprio da quest’ultimo punto.
Abbiamo parlato di Fede in senso spirituale e questo è fondamentale, non solo perché ce lo dice Gesù, ma perché è necessario avere qualche riferimento quando ci addentriamo in qualche percorso nuovo e magari insidioso. E’ un pò come un bambino che ha bisogno dell’aiuto di un genitore quando comincia per la prima volta a camminare e confida nel suo abbraccio consolatore quando, inevitabilmente, cade per terra.

Esiste però una fede spesso sottovalutata che è quella in noi stessi. Mi spiego meglio.

Qualche decennio fa, per la maggior parte della gente l’impegno quotidiano era finalizzato essenzialmente a portare a casa quanto necessario per soddisfare i bisogni primari e i giovani, ad un certo punto della propria vita, si trovavano di fronte ad un bivio dove la scelta era praticamente obbligata. Dopo anni di studio o apprendistato era necessario buttarsi autonomamente nella vita reale per poter sopravvivere e anche per ricambiare la fiducia di chi aveva creduto in noi magari facendo enormi sacrifici e che forse non aveva più la forza necessaria per sostenerci. Si doveva credere fermamente nelle proprie forze per fare questo salto di qualità, superando l’umana paura che assale quando si affronta un percorso che non abbiamo mai provato prima da soli ma per il quale siamo stati adeguatamente preparati.

Ai tempi attuali, invece, le cose hanno preso una piega diversa e preoccupante. Troppi giovani, con il tacito consenso dei genitori, si assopiscono su attività puramente concettuali concentrate su interminabili studi universitari, che magari non porteranno nessun frutto, solo per avere la coscienza a posto e giustificare così la propria inettitudine con un pezzo di carta che ne certifica le competenze in qualche insignificante specializzazione.
Questo è molto grave perché comporta la dispersione dei propri “veri” talenti e, in una parabola che tutti noi ben conosciamo, Gesù è molto severo su questo!
Quanti ragazzi studiano solo per perdere tempo perché non vogliono assumersi le proprie responsabilità sociali e quanti adulti speculano su questo proponendo percorsi scolastici inutili che hanno solo lo scopo di tranquilizzare le loro coscienze in cambio di soldi?
So di toccare un tasto dolente e questo concetto, espresso in ambito pubblico, farebbe insorgere le masse tirando in ballo il diritto di tutti allo studio e le difficoltà dei giovani che non riescono ad esprimersi nel mondo reale perché troppo ostile per loro, specialmente se non adeguatamente sponsorizzati da un eminente titolo di studio.
E allora, mi permetto di dire, i genitori cosa ci stanno a fare se non per incoraggiarli spingendoli a camminare da soli su strade che potrebbero essere meno ambiziose di quelle previste ma dove potrebbero esprimere completamente le proprie potenzialità? E soprattutto, i genitori sono presenti quando al momento opportuno devono aiutarli con saggezza a rialzarsi in caso di fallimento o sono troppo occupati a pensare alla loro carriera o, peggio, a dipanare le controversie legali dovute a separazioni matrimoniali?
Ne conosco molti che ritengono conclusa la loro mansione di educatori con l’inizio dell’adolescenza. Non si rendono conto che è proprio da quel momento che inizia la parte più difficile e lunga del loro lavoro dove i loro figli avranno bisogno di un aiuto saggio e, soprattutto, disinteressato!

Tornando al Vangelo di oggi, non pensiamo che sia stato così semplice per i discepoli portare avanti la propria missione in un ambiente dove la giustizia era veramente “ad personam” e dove era molto facile essere lapidati solo per aver manifestato una propria idea contraria al consueto modo di pensare (vedi Stefano, primo martire del Cristianesimo)

Con le Sue parole, Gesù non vuole solo richiamare gli apostoli ai propri doveri per guadagnarsi il regno divino. Vuole richiamare anche tutti noi a non assopirci su attività che non portano nessun frutto. Vuole anche spronare i giovani ad evolversi in modo da ottenere quella autonomia che sarà loro necessaria quando dovranno contare solo sulla propria esperienza e vuole anche rammentare ai genitori il loro fondamentale ruolo nell’educazione di quel magnifico regalo di Dio che sono i figli..

Quindi, come dice il Vangelo di oggi, dobbiamo aver fede: in Dio, innanzitutto, perché ci fornisce il coraggio e il conforto del genitore necessari per affrontare il mondo con passo deciso, e quindi in noi stessi, per operare quelle scelte che a volte potranno essere ardue e contro-corrente ma che potrebbero essere necessarie per superare le sfide che la vita ci propone e che, paradossalmente, le danno senso e valore.

Alla prossima settimana

Franco

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